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L’Art Advisor: economo dell’arte o artista dell’economia?

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Arte e finanza non sono poi così distanti. L’ipotesi che cleacchini e cleffini possano, in futuro, condividere la scrivania, non è affatto remota. Una panoramica sulla figura degli art advisor.

L’evento “Art Advisory: l’arte come forma di investimento”, organizzato da Bocconi Students Arts Society, ha visto susseguirsi le testimonianze di Domenico Filipponi, Head of Art Advisory Services presso Unicredit; Maria Grazia Longoni, Avvocato e Partner di LCA Studio Legale; Marina Mojana, Fondatrice di Eikonos Arte e giornalista presso Il Sole 24 Ore.

Sono stati loro a illuminarci sulle preziose intersezioni tra questi due mondi, quello economico e quello artistico, rimaste a lungo inesplorate, ma che oggi sono gradualmente divenute riconoscibili e condizionanti. 

L’economia dell’arte: una legittimità dibattuta

Nella contemporaneità globalizzata e tecnicizzata, sfumano i contorni tra ciò che è reale e ciò che è immaginario. L’immaterialità è oggi il pasto preferito del capitalismo. Il capitale simbolico viene rincorso dal management delle aziende, i processi di creazione di valore rivestono un’importanza crescente, nella misura in cui permettono “in un solo colpo” di sostenere la concorrenza, fidelizzare il cliente e diversificare il prodotto. 

In questo capitolo della storia, parlare di “economia dell’arte” appare pericoloso e blasfemo. Il grado di approssimazione e superficialità di tale analisi emerge soltanto addentrandosi nelle dinamiche interne al settore. Qui le prassi proprie del mondo dell’arte e le leggi del mercato si concatenano creativamente, non in un asservimento delle prime rispetto alle seconde, bensì dando vita a una vera e propria dialettica hegeliana.  

Chi sono gli art advisor? 

Nella complessità dell’economia dell’arte si sviluppano gli studi in Arts Investment, che impiegano metriche di natura finanziaria per misurare la performance del mercato dell’arte. Nasce la community Art&Finance, che raccoglie competenze trasversali attorno al connubio tra economia e cultura, e parallelamente si materializza l’esigenza di una figura come l’Art Advisor, che con esperienza in campo artistico e finanziario, fornisce consulenza per le operazioni di investimento in beni artistici. Le opere d’arte, infatti, rappresentano per i clienti una preziosa occasione per diversificare il proprio portafoglio.  

A Domenico Filipponi piace definire il proprio ruolo come quello di una cabina di regia. Il valore che l’Art Advisor trasferisce ai clienti è il network di relazioni costruite nel tempo con i migliori esperti del settore: trasportatori, restauratori, legali e critici. 

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Attorno agli art advisor: i critici 

Dalla possibilità di valorizzare l’arte attraverso la finanza, nasce la necessità di valutarla in termini finanziari. L’ingresso dell’opera d’arte nel portafoglio dell’investitore è sancito dalla sua appartenenza al rango dei beni di lusso, che – evidenzia Marina Mojana – si distinguono dagli oggetti d’arredo per tre tratti: la valenza storico critica artistica, lo stato di conservazione e la rilevanza di natura economica.  

La determinazione del fair value, il prezzo giusto per le opere, avviene – spiega – in base a fattori intrinseci (la dimensione dell’opera, l’autore, l’età, il museo dove si trova,…) ed estrinseci (la collezione da cui proviene, i critici d’arte che l’hanno studiata, l’audience dell’artista,…), rendendoci così più comprensibile il motivo per cui un coniglio d’acciaio inox di Jeff Koons eguaglia un Caravaggio, con una quotazione di novanta milioni di euro, o la ragione per cui l’opera Tre Ovali Bianchi di Turi Simeti vale appena un settantottesimo del celeberrimo Concetto Spaziale di Lucio Fontana, fondatore del movimento spazialista.  

Tuttavia, sottolinea la Dottoressa Mojana, l’arte è una scienza inesatta. Gli algoritmi, spesso impiegati per calcolarne il prezzo, non rivelano l’autenticità dell’opera.  Si tratta di una materia d’ indagine riservata all’occhio umano, accanto alla certezza attributiva e a infinite ragnatele di dettagli, altrettanto fondamentali per la valutazione, e che richiedono il know-how di un team di professionisti.  

Attorno agli art advisor: il legale 

Nel network di contatti ed esperti di cui l’art advisor si avvale non può mancare la figura dell’avvocato. La sua assistenza si rende necessaria di fronte alla lacunosità e all’eterogeneità delle norme in materia di scambio e prestito di opere d’arte. Il mondo del diritto e quello dell’arte procedono a due velocità assai differenti – il primo è lento a recepire le esigenze di regolamentazione del secondo – e così spesso accade che il contenuto dei contratti spesso è lasciato alla totale autonomia delle parti. Come emerge dalla testimonianza di Maria Grazia Longoni, il regime giuridico del luogo di provenienza dell’opera, le norme di diritto applicabili come il suo stato di conservazione rivestono un ruolo assai rilevante, non solo per la determinazione del fair value, ma anche per la delimitazione dei confini del mercato al quale il venditore può rivolgersi.  

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Dal valore all’opera 

L’interesse di molti investitori – ci dice Filipponi – inizialmente frutto di calcoli utilitaristici da homo aeconomicus, subisce spesso un dirottamento spontaneo, dal prezzo dell’arte all’arte in sé. Nel dialogo con il mondo dell’arte, l’obiettivo dell’advisor supera la mera fidelizzazione del cliente per coincidere con lo sviluppo concreto della sua persona. Niente di utopistico: lo dimostrano i report di Unicredit, che hanno registrato una maturazione progressiva della coscienza generale nei confronti dell’asset patrimoniale e artistico.  

Un orizzonte possibile 

Il progresso culturale e quello economico possono allora percorrere lo stesso binario. Brunella Bruno, docente e ricercatrice dell’Università Bocconi e moderatrice dell’evento “Art Advisory”, tratteggia i contorni di una possibile convergenza, evocando figure come Smith, Leonardo, e altri maestri del passato, il cui geniale contributo è stato linfa per un ampio ventaglio di discipline. La compartimentalizzazione della conoscenza nasce in tempi moderni. Uno scisma rispetto a un sapere più antico, più autentico, più potente nel suo costitutivo invadere capillarmente tutti i saperi. 

L’economia dell’arte, allora, va risparmiata da accezioni degenerazionistiche. Forse le sue dinamiche interne fotografano una nuova, armoniosa e ancora progettabile alleanza. Un ritorno del capitale alla cultura, attraverso le stesse armi con cui, in passato, ha tentato di sottometterla. 

Author profile
Linda Bia Fasoli
Chief Editor

Born in 2000, she started talking and rebelling very early and never stopped. Currently a CLEACC student, in the free time she enjoys writing, philosophising and listening to techno.

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