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Oggi come allora: la fuga degli artisti russi verso la libertà

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La guerra in Ucraina sta rappresentando uno dei più drammatici eventi di questo 2022 e molto è stato detto e scritto a proposito. Uno degli aspetti forse meno noti è rappresentato dall’esodo di artisti e intellettuali russi. Essi, infatti, sono costretti a lasciare la madrepatria per poter così salvaguardare la propria libertà artistica e personale. In quest’articolo vedremo come tale fenomeno non sia nuovo alla tradizione russa.  

Dall’11 al 24 marzo, presso il Teatro alla Scala di Milano, è andato in scena il balletto Jewels, che ha visto protagonisti il corpo di ballo e l’orchestra dell’importante istituzione culturale meneghina. 

L’esecuzione di questa nota coreografia, tra le più apprezzate del XX secolo, ha riscosso notevole successo sia di critica che di pubblico. Giulia Giaume, giornalista di Artribune, ha riassunto questo trionfo affermando che si tratta di un balletto per amore del balletto” e che esso “celebra la gioia pura della danza coinvolgendo sia i principal sia il corpo di ballo.” Nota  

Tema centrale di questo capolavoro del balletto contemporaneo sono le gemme, che hanno ispirato le tre diverse parti della coreografia, denominate rispettivamente smeraldi, rubini e diamanti. Si dice che l’autore abbia trovato ispirazione per l’opera passeggiando per la Fifth Avenue di New York, sede, tra le altre, della scintillante gioielleria francese Van Cleef&Arpels, maison rinomata in tutto il mondo per le meravigliose creazioni di arte orafa. 

Il balletto si compone di tre atti, omaggio del coreografo a tre diverse tradizioni musicali che hanno ispirato la sua produzione artistica. 

In Smeraldi, musiche e danze omaggiano la tradizione romantica francese. Rubini, su musiche di Stravinskij, rappresenta un tributo all’avanguardia russa ed il risultato è un balletto audace e frizzante dove i ballerini possono dare prova dei propri virtuosismi. L’atto finale, diamanti, è pensato come celebrazione trionfale della tradizione classica russa e chiude l’opera con grande maestosità ed opulenza. 

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In questo particolare momento storico, caratterizzato dall’invasione russa dell’Ucraina, l’allestimento di Jewels da parte della Scala può rappresentare un interessante punto di partenza per una considerazione politica molto attuale.  

Leggendo il flyer del balletto, infatti, il coreografo dell’opera è presentato agli spettatori come George Balanchine. A dispetto del suono francofono, dietro tale nome d’arte si nasconde il russo, di origini georgiane, Georgy Melitonovich Balanchivadze. 

Il coreografo, tra i più famosi del secolo scorso, decise di francesizzare il proprio nome nel 1924, quando lasciò l’Unione Sovietica per non farvi più ritorno. 

Balanchine nasce nel 1904 a San Pietroburgo e si forma presso le maggiori istituzioni musicali della Russia zarista, la Scuola Imperiale di Balletto ed il rinomato Teatro Mariinsky.  

La Rivoluzione russa del 1917 interrompe i suoi studi, che riprendono l’anno successivo presso la nuova Scuola Statale Sovietica di Balletto.  

In questo nuovo contesto storico e culturale, caratterizzato da un forte controllo politico su ogni forma di espressione artistica, il giovane Georgy muove i suoi primi passi sia come ballerino che come coreografo.  

Nel frattempo, il regime sovietico si stabilizza e rafforza e, dunque, anche le sperimentazioni della giovane promessa della danza subiscono limitazioni da parte del Partito. 

Nel 1924 le autorità sovietiche, sperando in un successo propagandistico, autorizzano un gruppo di 4 giovani ballerini, tra cui anche Georgy, a partire per una turnee in Europa occidentale. A dispetto delle intenzioni sovietiche, però, i ballerini decidono di stabilirsi in Occidente e di non fare ritorno in patria. È proprio in questo periodo, su consiglio di un impresario teatrale, che Georgy decide di adottare il nome di George Balanchine, più facilmente pronunciabile dalle platee europee.  

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Nel 1933 Balanchine si sposta negli Stati Uniti, dove dà vita alla School of American Ballet e, successivamente, è tra i fondatori del New York City Ballet. Nel nuovo continente, egli dà impulso alla diffusione della sua arte e crea alcune tra le sue migliori composizioni, tra cui proprio Jewels.  

In quegli anni, però, Balanchine non è stato l’unico ad aver lasciato la totalitaria Unione Sovietica per cercare una nuova vita nel mondo libero. Tra i tanti costretti all’espatrio, possiamo citare, ad esempio, il famoso Rudolf Nereev, il quale dopo aver lasciato la Russia ha trionfato sui palchi dei teatri occidentali. 

Oggi come allora, i grandi nomi della cultura russa stanno reagendo all’aggressione voluta da Putin abbandonando la propria patria per sfuggire all’autoritarismo e alle sempre più forti pressioni sul mondo artistico e culturale. 

Il famoso Teatro Bolshoi, fulcro del balletto russo dal 1825, ha già perso le sue stelle: la prima ballerina Olga Smirnova ha abbandonato Mosca per unirsi al Balletto Nazionale olandese mentre l’etoile Jacopo Tissi, primo italiano a ricoprire questo importante ruolo presso il teatro moscovita, ha anch’esso abbandonato la Russia e il 7 aprile sarà presente al Teatro Arcimboldi di Milano per uno speciale evento contro la guerra.   

L’invasione dell’Ucraina voluta da Putin, è ormai chiaro, sta danneggiando il suo stesso paese, il quale non solo è economicamente colpito dalle dure sanzioni occidentali, ma si vede pure privato di brillanti talenti pronti ad abbandonare la madrepatria pur di preservare la propria libertà. L’ideologia imperialista del Presidente della Federazione Russa, infatti, si sta già scontrando con la perdita di musicisti, artisti e intellettuali, i quali non sono disposti a rinunciare alla propria libertà e a divenire strumenti di propaganda politica. In questo momento così drammatico, quindi, il Cremlino dovrebbe anche riflettere sul fatto che se questa guerra ingiustificata non si dovesse fermare al più presto, la Russia rischierebbe di essere privata, per i prossimi decenni, delle sue migliori energie artistiche ed intellettuali come già avvenuto in passato. 

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My name is Pierfrancesco Urbano, I am currently studying International Politics and Government in Bocconi. I grew up in Bologna, but now I live in Milan. I’m interested in international relations and politics, but I’m also passionate about art, theatre, and humanities. I see journalism as a way for me to be actively engaged in the society and in its political and cultural dimensions.

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