7 June 2026 – Sunday
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LA VIOLENZA DI GENERE: Una Battaglia Sociale

La violenza di genere colpisce numerose donne tutti i giorni nel mondo, è una piaga sociale che da secoli danneggia l’umanità, ma della quale abbiamo una lucida consapevolezza soltanto da pochi decenni. La lotta contro questa forma di violenza ha guadagnato sempre più risonanza a livello globale, e una data in particolare incarna tutta la portata valoriale di questa battaglia sociale: il 25 novembre, designato come la “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne”. Cercheremo allora di capire insieme le ragioni dietro la scelta di questo giorno universale, come punto di partenza per una attenta riflessione su una tematica tanto delicata quanto, purtroppo, attuale.

Ci troviamo nella Repubblica Dominicana degli anni ‘40, controllata dal regime dittatoriale di Rafael Leonidas Trujillo. La militanza politica di tre sorelle, Patria, Minerva e Maria Teresa Mirabal, ebbe inizio il 13 ottobre 1949, quando Minerva, durante una festa organizzata dal dittatore, lo sfidò apertamente rifiutando le sue avances e sostenendo le proprie idee politiche. Quella data, in cui Trujillo si vide oltraggiato nella sua virilità dal “no” di una donna libera, segnò l’inizio delle rappresaglie contro Minerva e tutta la famiglia Mirabal, con periodi di detenzione in carcere e la confisca dei beni. Esasperate dalla persecuzione, le sorelle Patria e Maria Teresa e i rispettivi mariti seguirono le orme di Minerva: si riunirono nel gruppo politico clandestino denominato “Movimento 14 giugno”, diventando attivisti e combattenti del regime dittatoriale dominicano. Da qual momento il loro destino era segnato. Il 25 novembre 1960 le tre sorelle stavano viaggiando su una jeep con la speranza di poter rivedere i propri mariti, prigionieri politici, quando l’auto subì un’imboscata da parte dei servizi segreti del regime di Trujillo. Le donne vennero malmenate, violentate, strangolate e gettate in un fosso, così far sembrare la loro morte un incidente. Il femminicidio delle tre sorelle Mirabal concentrerà l’attenzione internazionale e locale contro il sanguinoso regime dittatoriale di Rafael Leonidas Trujillo, assassinato l’anno successivo dai capi militari della Repubblica Dominicana. Purtroppo, come tutti sappiamo, da quel lontano novembre ‘60 i femminicidi nel mondo non si sono arrestati.
Nel 1981, le attiviste dell’Assemblea delle Donne dell’America Latina e dei Caraibi hanno scelto, senza valenza politico-istituzionale, il 25 novembre come giornata di lotta contro la violenza di genere per onorare il sacrificio delle tre “farfalle” (così erano conosciute le sorelle). In ricordo di quella barbarie, la “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne” è stata istituita dall’Assemblea Generale dell’ONU il 17 dicembre 1999 con la risoluzione n. 54/134. Tale atto specifica che la violenza contro le donne include “qualsiasi atto di violenza di genere che si traduca o possa provocare danni o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche alle donne, comprese le minacce di tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia che avvengano nella vita pubblica che in quella privata”.

Per analizzare un fenomeno, è sempre opportuno partire dalla sua definizione. Ecco che la risoluzione ONU compie un abile lavoro estensivo, perimetrando in maniera amplissima e non tassativa questo concetto, così da evitare che una qualsivoglia condotta – anche atipica o “nuova” – che, in qualsiasi modo, ferisca la sensibilità e la libertà della donna come essere umano, possa restare impunita o, meglio, possa qualificarsi come non violenta. Serve poi una attenta disamina delle cause alla base del fenomeno, in modo da combatterlo attuando la più ardua delle funzioni sociali: quella preventiva. Senza nulla togliere alla funzione di repressione che, oggi più che ieri, grazie a sistemi penali evoluti e sensibili, viene esercitata dalla magistratura e dalle forze dell’ordine in maniera efficacie al fine di rendere giustizia alle vittime, questa battaglia va combattuta prima di tutto in ottica preventiva. I principali fattori di rischio che contribuiscono a rendere un uomo violento sono:

  1. basso livello di istruzione;
  2. avere subito violenza da bambino, o avere assistito a scene di violenza familiare;
  3. l’abuso di alcool;
  4. accettare la violenza e la disparità di genere come un fatto culturale.

Le due cause di cui ci occuperemo sono, peraltro, strettamente e imprescindibilmente connesse: il basso di livello di istruzione e la disparità di genere come prodotto culturale.

Senza dilungarsi su questioni definitorie o concettuali, è agli occhi di tutti che l’uomo decide, molto spesso, di usare violenza sulla donna perché si sente legittimato da una presunta superiorità – di ogni tipo, fisica, psichica, intellettuale – che lo autorizza a trattare la donna come oggetto del suo agire, delle sue pretese e dei suoi desideri. Questa “oggettificazione” della donna è un retaggio di una mentalità culturale del passato, che non è ancora stata del tutto sradicata dalla società attuale, e che va combattuta da ciascuno di noi con gli strumenti a disposizione, in particolare l’educazione – familiare e scolastica – all’uguaglianza e al rispetto degli altri e l’istruzione, da promuovere e garantire contro i fenomeni di dispersione e abbandono scolastico. Soltanto la cultura del rispetto della dignità, della libertà e dell’indipendenza della donna potrà aiutarci a interrompere questo circolo vizioso di violenza che, non raramente, sfocia nell’epilogo più infausto: il femminicidio.

Nel mondo la violenza contro le donne colpisce 1 donna su 3. In Italia i dati Istat mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner o ex partner, parenti o amici. Di fronte a questi numeri, lo Stato italiano non poteva e non può stare a guardare.
La prima significativa risposta legislativa è arrivata con la L. n. 66/1996, che ha qualificato il reato di violenza contro le donne come un delitto contro la libertà personale, a differenza della precedente normativa, che lo collocava fra i delitti contro la moralità pubblica ed il buon costume.
Soffermandosi sui provvedimenti più significativi, la L. n. 38/2009 ha inasprito le pene per la violenza sessuale ex art. 609 bis c.p. e ha contestualmente introdotto il reato di atti persecutori ex art. 612 bis c.p. (comunemente denominato “stalking”).
Un passo storico è stato poi compiuto con la L. n. 77/2013 che, ratificando la Convenzione di Istanbul del 2011, ha introdotto delle linee guida a cui i legislatori degli stati aderenti alla CEDU devono conformarsi per varare provvedimenti efficaci, a livello nazionale, per prevenire e contrastare il fenomeno della violenza di genere. Naturale prosecuzione del percorso di matrice internazionale è la legge sul femminicidio, introdotta in Italia con il D.L. n. 93/2013, convertito dalla L. n. 119/2013. Definendo anzitutto il concetto di “violenza domestica”, la legge non interviene sul reato che rappresenta l’evoluzione finale ed ultima del femminicidio (l’omicidio), quanto piuttosto sui c.d. “delitti spia” della violenza – intendendosi per essi quei delitti che spesso sono l’antecedente o il campanello d’allarme di offese più gravi. Nello specifico, la legge sul femminicidio interviene con pugno duro sui delitti di maltrattamenti in famiglia, minacce, atti persecutori e violenza sessuale.
La L. n. 69/2019 (c.d. Codice Rosso) introduce norme sia sostanziali che processuali per tutelare nella maniera più ampia le vittime di violenza domestica e di genere. In particolare, è da ricordare la previsione di alcuni nuovi reati: violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto dei luoghi frequentati dalla persona offesa (art. 387 bis c.p.), costrizione o induzione al matrimonio (art. 558 bis c.p.), il c.d. revenge porn (art. 612 ter c.p.), deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso (art. 583 quinquies c.p.). Sul versante processuale, invece, le novità sono tutte improntate ad un’accelerazione del procedimento penale: a titolo di esempio, la polizia giudiziaria, acquisita la notizia di reato, deve darne immediatamente comunicazione al p.m., anche in forma orale; il p.m., entro tre giorni dall’iscrizione della notizia di reato, assume informazioni dalla persona offesa o dal querelante. Da ultimo, è sempre garantito il patrocinio gratuito alle vittime di violenza sessuale, stalking e maltrattamenti.

Infine, il Ddl Roccella, approvato il 22 novembre 2023, a seguito dell’ultimo tragico femminicidio della ventiduenne Giulia Cecchettin, introduce nuove misure di contrasto alla violenza di genere, rafforzando il c.d. Codice Rosso. La proposta legislativa include, tra le varie misure di prevenzione, l’aumento delle condizioni al ricorso al braccialetto elettronico e la maggiore priorità nei processi per violenza di genere.

Recentemente l’Italia è stata scossa da una tragica notizia: sabato 18 novembre è stato ritrovato il corpo senza vita di Giulia Cecchettin, 22enne scomparsa una settimana prima, sabato 11 novembre, in compagnia del suo ex fidanzato, Filippo Turetta. Gli elementi di prova sin ora raccolti fanno propendere per la colpevolezza di Filippo che, dopo una settimana di fuga disperata, è stato fermato domenica 19 in Germania mentre sostava, stanco e senza benzina, nella corsia d’emergenza autostradale. Secondo le ultime notizie, Filippo sarà estradato in Italia nei prossimi giorni per rispondere dell’omicidio di Giulia. Purtroppo, ci troviamo a piangere l’ennesima vittima di un gesto sconsiderato, folle; un altro esempio del fatto che la nostra società necessita di un percorso di catarsi valoriale e educazionale, che possa condurla al pieno rispetto della dignità, della libertà e della vita di ogni donna. Tutte le istituzioni si sono strette accanto alla famiglia di Giulia, e la premier Meloni ha promesso una risposta forte e immediata da parte del governo in carica, che tutti ci auguriamo, anche se la vera risposta dovremmo cercarla dentro di noi.

Autore: Filippo Petracci

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L’Angolo del Penalista, in collaborazione con l’associazione studentesca Keiron – La casa del penalista, apre uno spazio di riflessione sul diritto penale. Tra casi concreti, interpretazioni giuridiche e questioni attuali, questa rubrica accompagna il lettore nel cuore di una disciplina che interroga la società, la giustizia e i suoi confini.

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